Il panfilo Selene

Tanti anni fa promisi che ogni sera sarei andata al molo, nel punto dove le lucine fanno da porta al mare. Tu non lo sapesti, ma ogni sera ti aspettavo insieme ai pescatori, ero piena di una speranza del chissà-perché. Stasera sono tornata sulla massicciata del porto vecchio, dalla cintura di alberi che ancora sporcano le macchine una colonia di uccelli gridava di desiderio per il grande sud. Chissà se ti sei fermato, talvolta, a considerare quei corridoi tra le file di barche, dove passa il sole. Ogni cosa è un incipit. Ad esempio, era una bomba, il panfilo Selene, con gli interni color latte e il bar tutto di radica. Era ormeggiato da una settimana vicino a un ristorante di pesce, ma nessuno della compagnia aveva voluto passare il sabato in quel locale. Avevano preferito dare una festa a bordo. La domenica mattina restava qualche cartaccia sul ponte e impronte biancastre sui vetri di un elegante tinta rame, come si vedono negli alberghi. Il respiro delle ragazze accoccolate sui divanetti era quasi impercettibile. Poco più sotto, attirato dalla sporcizia, un banco di muggini muoveva le acque spesse, pieno di fame.

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