La strada per l’Accademia 

<<Buongiorno, sa dirmi dov’è l’Accademia della Crusca? >>

È un venerdì mattina, il parcheggio è vuoto e della biglietteria della stazione di Firenze Castello si vede solo una porta serrata. La signora tocca il guinzaglio e ciò basta perché il cane capisca e si accomodi. Così ora siamo in due, io e il cane ricciuto, in attesa che ci venga spiegato dove sia l’Accademia. 

La signora si raccoglie, il suo raccoglimento è in sostanza sorriso, ma avrebbe anche potuto essere un passo indietro dello sguardo, un qualche spazio che si apre nelle facoltà del gioco e dell’ascolto, un’aria di congiura o di segreto. Parla, ma con già l’ampiezza della musica, e mentre parla osserva qualcosa delle sue immagini mentali. C’è un viale che degrada dalle alture forse verso sud, poi la mano destra taglia lo spazio del ricordo e subito si apre una via rumorosa e trafficata, un riferimento vicino che la fa tornare a noi. 

<<Cerchi il semaforo>>. Me lo dice con calma, il cane ricciuto si accoccola quasi sui suoi mocassini.  Io sorrido, ringrazio. La signora chiede se abbia capito bene e si fa ripetere la strada.  Mi lascia parlare senza interrompere, quasi senza il coraggio di intervenire sulla mia rappresentazione appena nata. <<stia attenta alle macchine>>, dice. E nella dolcezza di questa nuova cura ci salutiamo. 

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