Genziana 

​Da ieri il vento ha preso la campagna. Ha rovesciato i fogli di rete del recinto e strappato la plastica che copre il renone ai piedi del bosso. 

Io ti cerco, me ne sono accorta mentre il rimmel si è disteso dalla palpebra fin dove le ciglia si assottigliano nell’aria. E poi il colore, che sapeva di genziana, il colore si è strutto come olio su olio sulle labbra. 

E ho dovuto temperare la matita perché tutto questo non fosse troppo, per sporcare quel che rimaneva, perché il bistro entrasse nelle piccole pieghe,  e tutta la polvere, i vortici di quando ti guardo e ti guardo finché le tue parole splendono, mi lasciassero sola, nelle acque della mia stanza. 

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Genziana 

4 pensieri su “Genziana 

  1. amilcaxas ha detto:

    t’ho vista in quelle parole, forse mi sbaglio, ma t’immaginavo davanti allo specchio della tua camera, mentre distrattamente mettevi il rimmel e guardavi fuori dalla finestra la potenza della natura, nella mattina scura e violenta che chissà per quale motivo, o sempre lo stesso, hai associato a quell’altro pensiero. Perdonami, non volevo essere troppo invadente.

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