Le età

Abbiamo tutti la stessa età. L’età di quando è morta una parola dentro, l’età della paura. E’ vestita , forse, di ossa più lunghe e può sopportare in modo diverso il freddo e il sonno. E’ segnata, lo è sempre, solo che all’inizio è come incidere una goccia.
Questa è più o meno l’età della morte.
Poi ti viene da fare il solletico, di parlare a un uomo o a un animale, infilare le dita, e il vento quasi rovescia la barca. Poi hai dato uno spintone, è venuto a trovarti in sogno un cane a tre teste, poi un demonio travestito da cervo ed è stato molto buio il vostro incontro. E hai avuto fra le mani la testa di un figlio, il pannolino segnato di escrementi, le fessure del cranio ancora aperte, pulsanti.
Poi giravi il caffè, tenevi il busto sorvegliato di quando ancora  le cinture sono da sciogliere, i bottoni da sgranare: Beckett, scandivi per accentuare la bella figura, sulla lingua una bava di espresso. Si potrebbe continuare per molto. Una mattina hai portato il cane dal veterinario e un pezzo di ferro, mentre scendevi dall’auto, ti ha inciso il polso.
Hai penetrato una persona e con sorpresa hai colto una densità fra le ossa, due lunghissimi nervi dicevano sangue e non hai resistito più. Hai sentito un cuore d’uccello una volta, in macchina, quando ancora non sapevi se forse, o forse no, e un dio ti ha regalato un cucchiaio d’oro proprio là dove porgi la gola.
Questa è più o meno l’età della vita.

 

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