L’attimo 

È stato un viaggio breve, la Zora porgeva il muso al finestrino dal quale entrava aria di mare e semi minuti come quelli di canapa. Abbiamo parcheggiato vicino al luogo di culto dei testimoni di Geova, poi abbiamo attraversato un campo di terra battuta e sabbia. L’operatrice ci ha riconosciute anche se avevamo parlato  solo per telefono e ci ha aperto in segno di benvenuto.
Nel recinto c’erano tre meticci e un giovane cane da pastore. La Zora è entrata fiutando le tracce dei presenti e di chi ci aveva preceduto. Per qualche infinitesimo deve aver osservato  il movimento degli ospiti,  che tipo di traiettorie stessero tracciando, per dedurre se fossero  ostili o amichevoli.
Gli altri volontari erano accomodati sulle panchine, mi hanno sorriso e mi hanno dato la mano. Intanto il giovane pastore si è avvicinato e ha provato ad annusare la Zora, che equivale a un tentativo di conoscenza.
È stato un attimo. La zora gli ha mostrato i denti, il giovane pastore ha scartato di lato e ha ripreso a fiutare il terreno, come per seguire una pista.
Ecco. In quel gesto c’era l’acuta comprensione delle possibilità dell’uno per l’altra e c’erano anche un seme di rabbia e uno di equilibrio.  Un seme e una ricchezza come non si coglie  tra esseri umani in mesi e forse anni di reciproco  studio,  ipocrisie e dolorose incomprensioni

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