In ferie

Libri impilati sul tavolo della mia casa d’estate.

È strano per me sentire i vicini. C’è chi gonfia la piscina in giardino, chi prende il sole, chi parla di muretti a secco e di faccende col dirimpettaio. Siamo improvvisamente in tanti. Ora nessuno di noi ha a che fare col mondo ideale e  schiacciante di certa vita lavorativa,  o con quello rabbioso di cert’altra. Eppure ci siamo tutti dentro e presto ci ritorneremo.

Libri sul tavolino, ma già so che non li leggerò perché sono  troppi e questo  tempo di riposo  non è così profondo come speravo.

Mi salva il pensiero di mia madre, quando dormiva nel lettone delle infinite mattine di giugno, al termine della scuola. Senza saperlo, coglievo la qualità della sua pelle allora di trentenne, che si lasciava segnare dalle posizioni del sonno,  e pur essendo già liscia ritornava del tutto tersa con calma, con una certa, dovuta, maestà. E non c’era nulla di più nudo della posa del suo piede sul cotone fresco. E quando si alzava scaldava il latte, se la pregavo cantava una canzone. E tutto cominciava daccapo.

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