L’inganno

Non bere veleno, amico mio. Ti ho visto ferito e mi rallegro perché so che sanguinano solo le cose vive. Vorrei farti sapere che non esiste solo la morte. Lo so, le persone urlano e ormai non hanno quasi più una faccia ma tu non ingoiare il loro veleno. Se eserciti la calma vedrai quale mano è sul loro capo e cosa stringe giri sempre più ciechi loro intorno. Parlano, intimano. Ma tu non farti convincere da un amore disordinato, amico mio. Viviamo in un tempo in cui la magia vagola debole e spirituale, emendata dal folclore, senza filtri né controllo. Come noi, del resto, la nostra collocazione terrestre, il nostro secolo stanco. Non provare vergogna delle tue precognizioni, lascia che arrivino. Sentirai montare la schiuma della rabbia perché le persone prive di speranza provano paura e forte dispetto per i discorsi che non tornano. Tu allora canta. E, con l’inganno, portali da me.

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