Tabakendammerung

La prima sera ho visto la brace della sigaretta e ho detto “buonasera” a voce alta  per capire il sesso e la distanza. La sigaretta ha galleggiato un poco e ha risposto “guten abend”, di gola maschile, giovane e senza torcia, non più di quindici metri nell’oliveto del podere vicino. ‘Abend,  le mignole profumavano d’erba e la finestra del tinello proiettava la luce e le voci un po’ meccaniche di un telegiornale  quasi al centro del viottolo.
La sera successiva pensavo di essere sola e cantavo “piangerò la sorte mia” e sono arrivata a “finché vita in petto avrò” e di nuovo la sigaretta ha roteato nell’aria e una voce di gola maschile ha detto “brava” ma era come se lo avesse detto in corsivo. Parli inglese, ho chiesto in inglese, e la voce ha risposto “nein” , capisci l’inglese ho chiesto di nuovo in inglese, e la voce ha detto “Nein”. Non so il tedesco, ho detto in italiano. E la voce ha detto qualcosa di triste in tedesco. Non so il tedesco, ho cantato  in italiano e la voce ha detto “prava”, ha gettato la sigaretta ed è sparita nell’oliveto.

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10 pensieri su “Tabakendammerung

  1. Nell’oliveto il soldato fuma in silenzio. E’ notte e sa che la piccola brace potrebbe trardirlo. Un cecchino nel buio? La morte? La guerra è anche questo, fumare per il gusto dell’ultima sigaretta. La sirena dei campi distoglie i pensieri funesti. Dove si trova? L’oliveto non ha tempo, da mille anni proviene e vivrà mille anni, le vite umane nulla contano o poco. Lei canta nella lingua di quella nazione alleata e nemica, sorella e partigiana. Brava, sussurra il soldato, brava per quel poco di miele che stilla di note su un cuore crivellato da nostalgia e ferocia. Brava. No, non parla italiano colui che sfiora con labbra tristi l’ultimo sorso di sigareta, no, non parla tedesco quella donna misteriosa cui solo la voce arriva fra sottili dita di foglie aulenti. L’oliveto torna immobile, lui alla sua ronda, lei alla finestra. La guerra è anche questo, e anche la pace.

    1. Linda, dalla tua penna sbocciano mondi come perle… Spesso ti dico che non so come ringraziarti ed è vero perché il tuo occhio forza i limiti dei miei scritti, li illumina e li fa vivere di una vita più grande e immaginosa. Ti sono immensamente grata. Fosca

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