Un sogno interrotto

Ero a letto ma come un imperatore, il tempo crepitava alle finestre. Non sapevo chi  fossi, eri la cosa che mi teneva la spina dorsale dolcemente curva sui cuscini. Ti ascoltavo con piacere e smarrimento, come l’ultima delle creature viventi e dalle pareti saliva uno senso di bisogno, un grande bisogno indistinto, su per il pomo di Adamo.
Dal mio petto spuntavano fili di plastica. Li toglievamo insieme, indice e pollice, e ciascuno portava con sé un po’ di quello che aveva raccolto da dentro, senza dolore. Mi sono svegliata con le valve delle cosce ben chiuse, in segno di estrema difesa. Con mio grande spavento, il gallo cantava.

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