Resâto

Apro bocca e le parole degli altri corrono ad infilarcisi.  Poi ho delle assenze,  torno al giorno prima o a qualche pubblicità,  o dei ricordi tipo sit-com. Mi immagino con la faccia dell’ultima persona che ho guardato a lungo. Se qualcuno mi attacca una mano leggera mi solleva (o mi affoga?) in un mondo dove solo le mie orecchie fanno un dolce rumore di visceri e il resto, l’esterno, è una cosa lontana. Mi accendono improvvise possibilità di sesso e mi spengono paure  più improvvise. “Resâto” è la parola zeneize che spiega in senso lato questo sentimento dell’essere sottoposti, al caso o alla volontà,  ed è una brutta parola.
Ma ci sono anche regali,  improvvise possibilità di luce. Come quando spiego un lenzuolo e quello  divampa in tutta la stanza, come una rete, una nuvola, come una mongolfiera. Lo sento disegnare un paesaggio terrestre lontano, in cui noi tutti ci ritroviamo piccini e inguaiati. Sono sia lassù sia quaggiù, dentro qualcosa come un labirinto. Ne sento però anche la pace, la frescura, la tregua che sussurra un attimo prima di volare sul letto. E per adesso questo mi basta.

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Resâto

5 pensieri su “Resâto

    1. 🙂 hai colto perfettamente quello che cercavo di trasmettere… Un quasi racconto, un quasi ricordo, una specie di scheggia 🙂 grazie per le tue parole! Buonanotte e un abbraccio, fosca

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