Osa osare

Ho un asinello di legno, gli ho appeso al collo  una poesia e la guardo la mattina mentre metto le scarpe. Times new roman, “osa osare”.  C’era tanti anni fa alla stessa scrivania il pedetemptim e la moka sul disco di vimini. E ricordavo di aver dimenticato una declinazione quando sentivo lo schiocco alla schiena e mi bruciava la sedia e fuori c’era il silenzio prima che le persone si alzassero. E la camera era solo una camera, non era possibile assentarsi, Internet, social, touch. Era però più facile astrarsi. La penna unta, il dizionario di latino con la sua cipria strana, come di qualcosa che fosse tarlato. E l’indomani già presente,  con i banchi separati e l’aria in mezzo, solo l’aria che a me sembrava già una forma di niente. “Osa osare”,  compitavo il cartoncino giallo al collo dell’asino e tiravo su i goccioloni, come forse altri nelle stesse ore calme. Adesso esco di casa e rientro solo quando ho finito di lavorare, con la spesa fatta e talvolta una brioche incartata nella borsa. La statuina resta al suo posto, appannata come un vetro caldo d’inverno. io le sorrido e la lascio parlare.

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