Il fiato rotto

– La faccia,  è come se fosse sulla faccia –
Il cantiere ti aveva obbligato a fare un’ampia manovra e la Panda era quasi atterrata accanto alla traccia di catrame ed era tutto un rumore di industria, tutto acre come olio motore mentre le macchine aspettavano il verde.
– La faccia… – provavi a spiegarmi e per farmi capire ti  toccavi gli zigomi ma per me essi erano principalmente le regioni del tuo odore maschile, di pelle forte di barba. Ne consideravo l’essenza quasi di fieno, poi mi spostavo sulle plaghe un po’ violacee dei tuoi occhi e seguivo la linea del volto fino alle tempie.
– Capisci,  io a volte sento la verità delle cose come un velo in cui si spiega tutto, qualcosa che si posa qui – e cercasti un luogo del tuo volto che forse non esisteva. Ti sorprendesti di non trovarlo e il semaforo diventò di nuovo verde. Con una manovra quasi di decollo, ormai ridotto al silenzio, guadagnasti  la carreggiata. Io posai la mia mano sulla tua, sul pomo del cambio, col fiato già rotto

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