Marzo che nasce

Marzo che nasce sono stati anche i banchi di formica  e  il vapore d’erba di pianura sui finestroni. Faceva un rumore chiuso e gonfio la forbice quando penetrava nei cartoncini ed eravamo tutti attenti a non sporcare e non tagliarci. “ti voglio bene” diceva Laura, e quando ci tenevamo per mano mi sentivo i denti da latte come sassolini nella più generosa delle salive. La maestra sonnecchiava, c’era sempre un panino alla marmellata in fondo alla sacca e l’aroma alcolico dei pennarelli. “ti voglio bene”, e quando una gridava erano subito capelli elettrici. Eravamo ancora  demonietti. Felici.

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Marzo che nasce

8 pensieri su “Marzo che nasce

  1. Quel voler bene che sembrava un mondo in cui noi tutti vivevamo come soldatini bianchi o neri con grandi fiocchi blu o rosa, distinzione di sesso ridicola di chi gioca con la Barbie e i soldatini e nascondino era l’emozione di cercare o di essere trovati.

    1. Eravamo soldatini e già ci preparavamo a combattere, ognuno con la carne di cui si sentiva capace, promettevamo grammatica e sostanza agli stupori, alle violenze, alla riottosità delle fedi. Un abbraccio, stupenda poetessa… Grazie di cuore!

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