Atemi

Li chiamo “atemi” : la serata in compagnia prima di una giornata angosciante,  la passeggiata sul mare per ritardare una notte di dubbio,  a ripassare come risolvere un problema o più probabilmente compitare cosa potrebbe succedere se non ci riuscissi.
Li chiamo “atemi”,  come nelle arti marziali,  perché anche loro sono colpi inferti alle ingenuità della carne.  “Atemi” perché fiaccano il sangue,  affievoliscono il sonno.  “Atemi”  perché seccano la gioia del mangiare e costringono il mio corpo astrale a una triste sudditanza al futuro e alle possibilità. 
Oh,  che punizione non amarsi abbastanza da perdere un’ora,  leggere una pagina,  conversare con un fiore!
Passeggio e le piante mi fuggono,  la terra mi nega i suoi nervi.  So che hanno paura,  forse mi vedono come le chiocciole quando i loro speciali parassiti si nutrono dei loro succhi e le costringono a cercare il sole.
La mia fine è invece lo specchio,  perché quando sto male devo aiutare la mia vista ferita.  Mi guardo,  dunque,  e osservo sul mio volto il marchio di un tempo che ancora non esiste.
Non c’è che farsi più piccoli dei piccoli che ti vogliono mangiare per ingannare tutti ed andare avanti.

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