Storie randagie

Umidità 83 per cento. Finestrino. Capelli fra le lenti e la fronte. Giovani capelli fra il bulbo e la palpebra. Specchietto. Capelli impastoiati sulla fronte. Telefono. Non si dovrebb… Bah. Pronto? Dottoressa, avremmo bisogno di. Urgente, urgentissimo. Entro le. Potrebbe? Certo (potrei dire di no?). Clacson. Questi capelli. Parcheggio, mi tiro fuori. 37 gradi forse. Asfalto. Plastica. Sole tam tam sui parabrezza. Ho voglia di un gelato. Voglio un vestito bello, un libro nuovo. E voglio scegliere qualcosa e poi pagarla. Nell’atrio del centro commerciale il sudore diventa fresco superficiale. Appiccicherà, ora no. Lascio il mio vestito alla lavanderia, sono quasi le venti. Scorro i negozi. Non. Ho. Fretta. Tra poco ne avrò molta. Tra pochissimo non avrò tempo. Giovani capelli crespi si addensano nell’aria sulla mia testa. Non. Ho. Fretta. Schiocco i denti. Alla fine scelgo un paio di forbici. Torno a casa. La cena può aspettare, ora devo spianarmi la fronte, sono pazza di caldo ma cosa più importante ho quasi finito la pazienza che mi ero accordata.

( da ” Storie randagie”)

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