Tra la vittoria e la sconfitta

Non poteva stare ferma, non poteva muoversi. Passava le giornate in ufficio, sola, stanca, talvolta passeggiava nelle vie dei negozi. Di rado le arrivava una pellicola di se stessa, magari da una vetrina o dalla vernice di un’auto. Dove aveva imparato a dondolare, e quei capelli, e le braccia di sua madre? Ogni tanto un uomo la salutava e lei continuava a non capire. A volte però qualcosa le socchiudeva la bocca, come alle grandi cantanti. “non esiste tempo perso!” si diceva. E così alzava lo sguardo, una nuvola di eccitante incoerenza. Senza più età che la racchiudessero, senza dimensioni. “buonasera”, rispondeva a quelli che ormai già indietreggiavano. E ancora indecisa tra la vittoria e la sconfitta tornava a casa, accelerando il passo.

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