Ognuno al proprio regno

“Non sapevo il suo regno,  era fermo tra un bidone e una macchina dalla portiera accartocciata,  con il corpo bruno e le fronde che dondolavano al vento del fiume. C’era odore di marcio e del sangue sacro degli alberi,  io ero insofferente per l’acqua tiepida che mi cresceva sulla schiena,  per il tramonto che chiamava le bestie e per il caldo che non si poteva respirare. Ciononostante il salice tra il bidone e la macchina mi scelse e volle raccontarmi e cominciò a dire e dire finché gli altri, imbarazzati, non mi presero per un braccio e mi portarono in pizzeria,  secondo i programmi. Ci separammo come si dividono i popoli. Ognuno al proprio regno, secondo le convenienze. “

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Ognuno al proprio regno

7 pensieri su “Ognuno al proprio regno

  1. io ricordo solo che un giorno, anni fa, nella stradina che finisce nella piazzola dell’abbazia di S. Galgano, tardo pomeriggio d’estate, totale silenzio e nessuno in giro (!) ho sentito scricchiolare un cipresso… come un sussurro… un richiamo… e non sarei mai andata via da lì… se non fosse stato che era quasi ora di cena e all’agriturismo… chiamavano!
    😉

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