Il viaggio

Quando aprì la porta salutò il cane,  lasciò le chiavi,  si stropicciò gli occhi,  si lavò la faccia perché si era stropicciata gli occhi con le mani sporche di cane, tolse le scarpe, andò in bagno e si liberò,  poi aprì le finestre. I lampioni ronzavano,  il glicine chiamava le vespe. Sul tavolo c’era una busta e nella busta due biglietti,  che non aveva visto. Edimburgo. Li guardò senza leggere,  li lasciò e loro scivolarono sul tavolo. Li riprese, capì,  si scocciò e se ne vergognò.  Lui era appoggiato allo stipite della porta. Come sei entrato? Mi hai dato le chiavi. E da quanto sei qui? Da un po’.  Allora lui la strinse finché tutti i suoi pezzi,  che da anni viaggiavano lontani ognuno alla propria velocità,  tornarono a toccarsi. Lei ne pianse,  lui rise. Erano pronti a partire.

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