Non mandatemi a quel paese

“Non mandatemi a quel paese,  tanto ci abito già. Il mio paese scende  sul filo dei muri di sasso prima che si apra la vallata.  A quel punto è un salto tra le acacie,  tra i rovi e le querce.  La sera  il cane mi guida al bosco, gli uccelli non cantano e gli dèi a volte  si mostrano piccoli e inselvatichiti prima che si rompano le ghiande. La loro domanda è  la stessa da mille e mille anni,  è la domanda che unge gli altari,  che agita i tirsi,  che rompe le acque. Mi interrogano nella lingua delle api, col loro unico profilo mi trapassano, ma che abbiano bisogno dell’uomo è una tenera ingenuità. La terra è il loro incenso,  i lampioni le mie fiaccole. Devo tornare e tornare al mio paese, tornare ai ponti calmi,  ai barbacani erbosi. Qui talvolta l’aria sfrigola per le bugie e le larghe teglie di ferro.  Qui talvolta i viottoli santificano l’acqua dei pomodori aperti e un improvviso bruciore di spezie.”

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Non mandatemi a quel paese

14 pensieri su “Non mandatemi a quel paese

    1. newwhitebear! che bello ritrovarti, come stai?
      grazie per il fatto di non mandarmi a quel paese… sono davvero felice che questo pezzettino ti sia piaciuto, è une settimana che galleggiava nel taccuino e non si decideva ad uscire ! 🙂

    1. grazie Tommaso, sei sempre infinitamente gentile… la poesia purtroppo è un linguaggio arduo per me… non so scrivere in versi anche se mi piacerebbe molto… un caro saluto! fosca

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