Cosa avevo perduto?

Finora mi sono molto adoperata per tutto quello che è successo o che poi non è successo, ho seguito la mia vita come un cane da caccia, ho avuto ragione e torto e ho fatto peso come dovessi ancora premere sulla massa delle cose già decise. Poi una sera ero in giro ed ero tanto stanca che galleggiavano i palazzi. E volava lungo i muri un fuocherello che avevo dimenticato, era la proposta delle cose sensibili a noi uomini, era la nostra più spirituale capacità di distrazione, quella dei deboli, dei folli, dei malati, dei figli. Così ogni tenda parlava dei suoi tessuti, ogni macchina era la materia metallica, il calore e la gomma dura degli pneumatici e delle rifiniture, le donne si agitavano appena dietro la pellicola del fondotinta, i corpi erano un ingombro armonioso dentro le stoffe. Era molto chiaro che le cose per gli uomini hanno un senso per il loro concetto e per la loro funzione. Una specie di investitura. Altrimenti non avrei potuto spiegarmi come facessero le pietre a essere sostegni e masse disciplinate di muri e chiese e non creature portate su a pezzi dalle viscere della terra. O come si potesse piegare il ferro in tubi e in lamine o volere gli alberi crescere lungo le file delle vie e le sagome dei giardini. Cosa avevo perduto? Mi sono seduta su una panchina tinta ruggine, accanto a uno scivolo. I gabbiani urlavano a ovest, agitati dal tramonto e nell’aria c’era l’odore di un seme che non avevo mai sentito. Sì, mi sono seduta e ho saputo che mi sarei distratta ancora e ancora. Perché là dove non sono ora che esercito la parola esiste un luogo intatto, esistono tutte le cose del mondo e il loro silenzio, al quale tornare.

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Cosa avevo perduto?

18 pensieri su “Cosa avevo perduto?

  1. “ero tanto stanca che galleggiavano i palazzi”, “e non creature portate su a pezzi dalle viscere della terra”. Bellissime queste immagini e la conclusione.
    A volte mi domando se le parole e le immagini poetiche, come quelle che usi tu, non emergano proprio da quel luogo. Ancora intatte, anch’esse. Come muovessero per altre vie che non sono quelle del pensiero con cui formiamo i concetti e le investiture.

    1. Buonasera Tommaso, io penso che possano venire anche da lì. Non so ad esempio come sia per te quando scrivi, da dove parta la tua ricerca. Per me è spesso un cercare oltre il primo pensiero. Quando provo a esprimere un’immagine che mi sta a cuore mi rendo conto che le prime parole che mi vengono in mente sono dettate dell’abitudine, sono in definitiva pensieri pensati da altri prima di me. Allora mi chiedo: ma come vedo io veramente il mio oggetto? E da lì mi muovo. Per te com’è?

      1. Per me è un processo molto simile. C’è un’immagine, oppure un’intuizione, un pensiero. Arrivano così, come dal nulla, dal silenzio spesso o dall’occhio che cade su qualcosa e vi si posa. Talvolta restano tra i miei pensieri per giorni, finché non trovano il loro senso, la loro collocazione. Altre volte sono l’inizio per lo sviluppo di un’idea. E lì le domande sono molto simili alle tue: “Cosa sento? Come esprimerlo nel modo più limpido ? Quale verità che mi riguarda è nascosta qui dentro? Quali suoni o ritmi dicono di quella verità?” Spesso, dopo una prima stesura ci sono versi che sento veri, che mi colpiscono e altri che mi convincono meno. Questi ultimi sono quasi sempre figli di altre intenzioni: concetti che si inseriscono, idee di altri, desiderio di inseguire a tutti i costi un gioco di suoni, stupire, nascondere. Ecco, tutto questo cerco di scrostarlo, ma non sempre vi riesco.
        Questo lavoro di disincrosto, noto che mi viene meglio ora che va di pari passo con un mio pormi come persona nella realtà di tutti i giorni.

      2. Condivido molto questa tua direzione, la sento anche mia. Bisogna aver coraggio, credo, di cancellare molto, di riscrivere senza frustrazione e senza giudizio, intendo il giudizio che schiaccia.

      3. Oh… sarà la nuova scoperta di poter dire la verità, ma ogni volta che intuisco dove riscrivere è più la sorpresa e l’entusiasmo di vedere come tutto si ricompone felicemente e in modo coerente che il coraggio o la fatica che tutto questo richiede.

      4. Non so perché ma queste tue belle considerazioni mi fanno venire in mente i due dipinti di Matisse denominati “La danza” http://it.m.wikipedia.org/wiki/La_danza
        « Tre colori – spiega Matisse – per un vasto pannello di danza: l’azzurro del cielo, il rosa dei corpi, il verde della collina. »
        In questa semplicità e in questo movimento io vedo tradotto in linguaggio pittorico la felice ricomposizione delle idee e delle immagini nella verità che ti viene felicemente a trovare anche nella tua migliore poesia…
        Tu che ne pensi? 🙂

      5. Beh, intanto adoro la naturalezza delle tue associazioni e dei tuoi che ne pensi. Conosco bene quel dipinto. È uno dei miei preferiti perchè appena lo guardo sento la musica. Credo che si, una volta liberata dall’incrosto la verità ci si svela in tutta la sua naturale semplicità. E io la vivo come un passo in più sulla corda sospesa dei giorni!

    1. Grazie infinite newwhitebear per le tue parole, mi hai fatto un grande complimento… La brevità è un mio cruccio, non riesco a sganciarmi da queste misure concentrate. La forma blog può valorizzare questi contenuti perché sono comodi da leggere a video ma per me non sono fino in fondo una scelta. Mi piacerebbe avere la possibilità di sperimentare altre misure, magari tratteggiare mondi complessi e moltitudini di personaggi come sai ad esempio fare tu, che sembri guidato da una felice naturalezza. Chissà se col tempo le cose si evolveranno. Intanto grazie ancora per i tuoi incoraggiamenti e per il fatto che mi segui sempre!
      Un caro saluto
      Fosca

      1. Percorso? Niente di particolare. Visto non non riuscivo a scrivere nulla ho composto poesie, niente di particolare. Poi dopo un lungo intervallo, durante il quale ho letto, ma continuio a leggere moltissimo, ho cominciato con una storia, l’amore tra Goethe e Kaufmann. Poi ho scritto altre storie. La prima è stata rivista più volte nel corso degli anni, altre aspettano il loro turno.

      2. Il tuo “niente di particolare” si avvicina di parecchio al mio “strepitoso”… Complimenti, secondo me hai saputo trovare una bella via per esprimerti e superare le tue difficoltà 🙂
        E queste tue nuove storie vedranno la luce su blog o pensavi di pubblicarle su carta?

      3. Alla carta o al digitale non ci ho mai pensato, anche se per due l’ho fatto in autopubblicazione. Però invi a editori, quelli no e non penso di farlo in futuro.

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