In un giorno di permesso

In un giorno di permesso vedo tutta questa gente libera. Sfaccendati,  sereni. Ordino un caffè,  qualcuno parla al telefono,  un signore porta a pisciare il cane. Ho i riccioli in una nuvola di shampoo ancora fresco. Cos’è quello,  un capello bianco? Oh, non in questa giornata di sole. Non ci sono facce grigie,  nessuno col culo di traverso. Niente.  Cammino fra i turisti, c’è odore di focaccia,  ci sono i mendicanti e il carretto del gelato. Ciao,  mattoni,  ciao lenzuola appese. Pizzicherei le chiappe,  farei le feste a tutti. Mi cade un foglio,  me lo riporta una bambina, le faccio un inchino,  lei sorride e vola via. Sospiro. Mi sento come un cane,  finalmente in una casa dopo tanto, quando capisce che non lo picchieranno.

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In un giorno di permesso

19 pensieri su “In un giorno di permesso

    1. si dice che il violoncello sia lo strumento più vicino alla voce umana. qui mi pare quasi pianga e gorgheggi, come un uccello folle di gioia. grazie infinite per questa suggestione!
      fosca

      1. Talvolta faccio appello alla memoria. Mattoni e lenzuola diventano allora la mia giornata. Oppure al silenzio. E continuo a scivolare. E tutto si inscrive dentro senza che io lo sappia.

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