Era una chiesa coi muri di sasso

Era una chiesa coi muri di sasso, persa in un prato vicino la costa. Ci arrivò affondando sui pedali per sostenere la dinamo. I sassolini crepitavano sotto le ruote, tutto intorno il vento frustava le gramigne e le verbene ma la notte scorreva calma e c’era profumo di pino. Entrò. Le lampade ardevano di ombre agitate e i muri erano feriti di sanguigna, la calce confusa e sgretolata. Cristo chissà. Si segnò perché l’aveva fatto tante volte e pensò che in fondo le ingiustizie erano scorciatoie e che quello che cercava, semmai l’avesse scoperto , era ancora lontano.

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Era una chiesa coi muri di sasso

2 pensieri su “Era una chiesa coi muri di sasso

  1. Non sarebbe male ma alcune cose stonano.
    La prima ‘ Ci arrivò affondando sui pedali per sostenere la dinamo.’ Sarà licenza poetica ma non è una poesia. Scusami ma la dinamo era sospesa nell’aria?
    La seconda ‘i muri erano feriti di sanguigna’ Una metafora un po’ forte per dire che c’erano delle scritta sui muri, almeno ipotizzo.
    La terza,’pensò che in fondo le ingiustizie erano scorciatoie e che quello che cercava, semmai l’avesse scoperto , era ancora lontano.’ Mi aspettavo un chiusura migliore.

  2. caro newwhitebear,
    ti rispondo solo adesso, forse ti sarai già scordato questo post 🙂

    La prima ‘ Ci arrivò affondando sui pedali per sostenere (il movimento del)la dinamo.’ io intendevo quello, ma ho scritto in una forma un po’ libera e sintetica. Pensavo si capisse invece probabilmente sono stata oscura.

    I muri erano feriti di sanguigna… coi miei occhi spirituali ho visto questo e ho voluto restare fedele alla mia visione, al mio tessuto di immagini. Però capisco che sia un po’ forte. Spesso i miei scritti sono popolati di immagini umili e hanno toni smorzati. Questa immagine invece è venuta a trovarmi ed era forte, io l’ho accettata per come era. Ma forse tu intendevi forte a sproposito?

    La chiusura… sono felice che tu abbia delle aspettative, forse sono un aiuto per andare avanti. però ecco, non so cosa dire… questo frammento si è aperto con l’immagine di un uomo che pedala nel silenzio, una figura sola e probabilmente infelice. si avvicina al tempio. la sostanza delle cose – i disegni sui muri, il movimento delle luci – suggeriscono un’inquietudine, quasi l’emozione di un incontro. Cristo? chissà. forse no. Il personaggio si segna ma è quasi una sconfitta, è destinato a scivolare via di nuovo, forse, con la sua bicicletta. ecco, in questo orizzonte di senso io pensavo che fosse opportuna una chiusa modesta, che lasciasse dell’insoddisfazione, che suggerisse l’idea di un viaggio che continua o si trascina dopo una sconfitta. ma forse, banalmente, ho reso solo l’insoddisfazione e in definitiva ho cucinato una ciambella senza buco. chissà 🙂

    un abbraccio e grazie per questo tuo commento.
    fosca

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