Come piccoli borghesi – una serata a casa Puccini

Le poltrone del Gran Teatro all’aperto sono come uno sciame sull’acqua del lago, ci si arriva galleggiando, su una passerella fra le barche e le dita perlacee dei giunchi. Ci tenevamo per mano, io malcerta sui tacchi avevo un occhio appannato perché mi sono sempre truccata male e sulle scarpe da donna non so camminare. Poi si è alzato il vento ed è cominciata la musica e  pensavo che quello dovesse essere ciò che sentiva forse Puccini nelle sue mattine di caccia a Massaciuccoli. Lunghe file di guardie e un coro di popolani avevano già guadagnato il proscenio e una melodia come di battaglia investiva noi turisti o cittadini versiliesi, coi nostri binocoli da teatro, i piccoli cuscini di gommapiuma, le coperte che sventagliavano al fresco vento di sud ovest, carico d’acqua, buio, a tratti minaccioso.

La casa di Puccini è ancora affacciata sul lago alle soglie di una lingua di cemento, con la serra Ottocento e un portoncino talvolta socchiuso nei giorni di visita, come fosse una pregevole dépendance del più pregevole Teatro. Le persone a volte vanno a mangiare il pesce nei ristoranti vicini, scivolano davanti al cancello chiaro e le palme che non fanno ombra. Giovani donne si tengono sottobraccio per raggiungere i caffè dai nomi d’Opera, e dalla vicina macchia di pini e ligustri, dai ciuffi di piante acquatiche appena impensierite dalla superficie del lago si leva qualcosa di sapore scuro, qualcosa come una tenera aria di jazz.
E allora penso che il lusso e l’invito al viaggio, il senso di distruggimento e di miseria, il rosso velluto degli archi nelle Opere di Puccini fosse una specie di sovrabbondanza ch’egli avesse presente  in testa in una forma molto minore e molto più completa, ma che non ci fosse altro modo per dire quel che aveva da dire, e che questo vada già bene per riempire la vita di moltissimi , senza che ci sia la possibilità di stancarsene mai.

Questo penso o pensavo anche l’altra sera quando all’improvviso il vento non ci ha dato più tempo. L’aria si è fatta sorda, sempre più densa, un fremito ha sciolto le nuvole e l’acqua si è rovesciata su una delle infinite recite di Turandot, appena un sospiro dopo la morte di Liù. Siamo scappati tutti, come piccoli borghesi.

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Come piccoli borghesi – una serata a casa Puccini

10 pensieri su “Come piccoli borghesi – una serata a casa Puccini

  1. beh… se dopo la morte di Liù… la Turandot del Maestro ve le siete sentita tutta!
    Voglio vedere il link di Yok… sarebbe bello se fosse il video in cui Toscanini, alzando la bacchetta, si ferma e dice: Qui l’opera finisce per la morte del Maestro. ” E poi non suona più…
    vado a vedereil video postato da Yok…

  2. beh… non l’ho trovato.
    Ho trovato solo un rifacimento, sai, la vita di Puccini che fecero anni fa, con Lionello(bravissimo) e, appunto, Toscanini, alla fine, dice la famosa frase…
    meglio di niente, no?

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