il cacciavite e la finestra

Giovanni Acci, Paesaggio, olio su cartone (deodato-arte.it)

Un giorno metterò fine vorrei dire a tutto e invece si tratta solo di me stessa. Prenderò una pistola dalla canna lunga e non guarderò il tamburo né la canna. Piuttosto mi concentrerò sulle cose che non ho mai messo in ordine abbastanza come i libri e i vestiti e calcolerò con una precisione diversa dal solito quanto siano libri e quanto vestiti. Toccherò un filo tirato e la colla che non lega più le pagine, osserverò come una macchia densa forse di cera o un’altra sostanza grassa abbia offuscato un bottone o uno strappo sia più grande o più sfrangiato di quanto mi aspettassi. Siederò sui talloni e avrò le mani nel folto della nuca dove la testa è più untuosa e odora di capelli. Avrò le piante costrette dal duro del pavimento e sentirò i vestiti tirare laddove la carne è più abbondante. Forse aprirò la finestra e lascerò entrare il freddo, se c’è aria o lordume nella pancia lo tirerò fuori . E non vorrò scarpe né occhiali. Con più coraggio di quel che ho di solito raserò ogni pelliccia a parte le chiome, taglierò le unghie, cercherò un caccaivite. Col cacciavite e lo specchio scalzerò la corona di ceramica che porto in bocca e se ci sarà dolore potrò gridare e poi bere se ci sarà sangue da bere, e poi bere acqua per pulire ogni cosa. Perché almeno da morta, non voglio morire costretta.

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