la donna dai sette figli

Se ho una capacità, è quella di non scompormi. Perciò risposi: “un demonio, dice? Se potrei riconoscerlo? Certo che potrei”. E risi quasi in confidenza: “anzi, con ogni probabilità ne ho uno accanto”. Dopo che ebbi detto questo appoggiai la punta dell’indice sul brillante che fasciava il dito mutilato. L’uomo mi osservava senza un’espressione. Mi osservava e basta, e il brillante era una specie di crosta e per un momento immaginai che avrebbe potuto avere un sapore e mi chiesi quale sapore potesse essere, probabilmente mercurio o ferro, o peggio ancora qualche crema organica o magica come quando si scioglie la polvere di corno nell’acqua, pensando che possa guarire dai tumori e i calcoli renali, e l’acqua prende un colore luminoso di latte, e al gusto si sente solo una specie di sabbia – nondimeno toccai l’anello con la pietra incastonata e l’uomo mosse il dito tanto in fretta che pensai che quel dito senz’unghia fosse un animale e mi spaventai e spaventandomi l’uomo rise e io mi ritrassi.

un prestigiatore. immagine dal sito web teatrinodeifondi.it

“Si rilassi, signorina. Si guardi intorno. Tutti i nostri compagni di viaggio sono esausti. Osservi quella coppia di fidanzati, come sono congestionati dal catarro, lui e lei, e come sta cambiando il paesaggio”. In effetti, due persone erano sedute una nelle braccia dell’altra, e il colore delle guance e le bocche  non trovavano sollievo nella trapunta da viaggio con la quale si erano coperti quasi fino al mento. Fuori, gli alberi erano (tra)passati da un sole bianco ma non c’era polvere sulla campagna francese, e anzi le erbe e i pascoli crescevano come un’unica capigliatura umida e compatta, di un colore al di fuori di ogni immaginazione. L’uomo non parve colpito da ciò che aveva indicato, e disse: “Pensandoci bene, potrebbe raccontarmi cosa l’ha portata qui. O forse vorrebbe che spiegassi perché stiamo parlando”. Inumidì il labbro sugli incisivi e si volse alla campagna. Si trattava di un uomo sulla quarantina; giudicai che non fosse europeo per la forma degli zigomi. La magrezza e il disegno delle giunture erano fuori dalla decenza per qualsiasi canone occidentale. “Vengo da una famiglia di musicisti e di acrobati – disse l’uomo –, e sono il primo di otto fratelli. Se vuole provare a figurarsi mia madre può immaginare una specie di lontra. Una creatura grassa con una camicia alla coreana e le babbucce numero trentacinque, inspiegabilmente graziosa. Dico ‘inspiegabilmente’ perché nessuno crederebbe come una femmina dal naso camuso e i capelli unti possa tenere in pugno i sentimenti di così tanti uomini come ha fatto lei nel corso della sua vita. Ora, se la natura ha seguito le sue leggi, dacché sono nato mia madre deve aver trascorso mille e ottocento giorni gravida, in attesa dei miei sette fratelli: Vladimir, Ulisse, Firmina, Cornelio, Susanna, Clorinda e Giordano, eppure!, io la ricordo sempre uguale, né ho alcuna immagine dei parti e dei travagli che ha affrontato.

Quand’era stagione scendeva in giardino e portava pompelmi freschi. Succhiavamo gli spicchi seduti su una panca, senza parlare. Poi uno di noi serviva il tè e quando avevamo finito Vladimir e Ulisse raccoglievano tutti i fratelli, riempivano la ciotola del gesso e si spostavano nella stanza degli attrezzi. Io li seguivo in disparte. Per quel che mi riguarda avevo la schiena troppo debole per le acrobazie, così osservavo i miei fratelli sciogliersi i muscoli e provare le figure via via più difficili, sperando che qualcuno cadesse. Non saprei dire quanto andò avanti questa storia, so solo che ogni mattino sedevo su una sedia arrugginita mentre tutti quei corpi volteggiavano coi muscoli gonfi e le mani lucenti per la polvere di gesso e il sudore. Alla fine delle due ore di ginnastica i piccoli si spogliavano a coppia e si sciacquavano in un bacile, in ordine di età; poi indossavano vestiti adeguati alla stagione (quelli degli allenamenti erano sempre molto leggeri) e si raccoglievano intorno a me, in attesa che impartissi loro le lezioni di matematica, lettere e geografia”.

 

il racconto continua nei prossimi post. Sto ascoltando Zefiro torna, di Claudio Monteverdi. Nuria Rial (soprano), Philippe Jaroussky (countertenor)

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la donna dai sette figli

7 pensieri su “la donna dai sette figli

    1. sei sempre così caro…. la serata è andata bene. ci siamo impegnati moltissimo (siamo tutti allievi di una piccola scuola di musica, appassionati d’arte e mezzi melomani!!!) e credo che le persone abbiano apprezzato il nostro sforzo. presto avrò a disposizione le tracce audio del concerto e quasi quasi mi piacerebbe condividerle sul blog… tu che ne pensi? sarebbe interessante?

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