diario #1 – senza ombrello

ho un certo timore di cambiare le cose in sequenza, come ad esempio si fa con la casa, la residenza e il lavoro. ma naturalmente non è sempre stato così. c’è stato un periodo, che contando i giorni e gli anni non saprei proprio quantificare (ma dev’essere stato breve perché sono abbastanza giovane), c’è stato un periodo in cui potevo spaginare quasi ogni cosa , e il fatto di avere un’identità, fosse soltanto una forma, mi ispirava sgomento e non potevo dormire la notte. ero allenata a mangiare una volta al giorno e non mi spaventava un viaggio a piedi per distanze che i miei simili, in questo periodo storico, si azzardano a percorrere solo in macchina. potevo passare le notte in piedi ma non svegliarmi all’alba, progettavo lavori esotici e umili, come la sguattera sulle navi da crociera o la venditrice ambulante per le strade di dublino. tutto questo, ne sono sicura, non più di tre anni fa.

diverse cose sono cambiate in modo invisibile e definitivo. ho la sensazione di vivere in una tenda di carta, e ancora di più se parlo con la gente o ascolto un collega o un altro se raccontano di se stessi. forse dipende da me, forse dal periodo storico in cui vivo. accanto alla mia scrivania, perché nel mio ufficio abbiamo scrivanie in comune in belle stanze con le pareti a vetro e senza finestre, accanto alla mia scrivania dicevo siede una donna della mia età. essa ha una figlia molto piccola, e la lascia dai nonni ogni giorno per essere puntuale al lavoro, e la torna a prendere alle cinque di sera e dopo aver lavorato forse riordina le cose della cena, i vestiti della bimba e parla della giornata col marito. davanti alla macchinetta del caffè mi racconta di quando si sveglia la notte perché finalmente ricorda qualcosa che il giorno prima, in ufficio, aveva tralasciato. allora forse sputa il bite, che fa soffocare, e resta seduta nel buio, incapace di riprendere sonno.

sì, ho la sensazione di vivere in una tenda di carta.  non so dove sia la cultura o le informazioni che servono a capire il mio mondo. ciò che ho intorno, ciò di cui mi posso servire, più o meno assiduamente, più o meno gratuitamente, è una scorza esageratamente sproporzionata rispetto alle dimensioni di un singolo uomo. chi o cosa è in grado di spiegare i grandi mutamenti economici, le rivoluzioni, le guerre che accadono simultaneamente in tutto il mondo? e come farò a sostenere la portata dei grandi eventi senza che essi mi piovano addosso come un’acqua maligna di cui non capisco le origini e il motivo? ci sono qui vicino persone simili a me? vorranno parlarmi, potrò parlare loro senza vergogna o risentimento?

io aspetto, come sempre, senza ombrello.

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diario #1 – senza ombrello

3 pensieri su “diario #1 – senza ombrello

  1. raccontivari ha detto:

    Ciao, grazie per la visita.

    Leggendo la prima parte del post mi ci sono un po’ rispecchiato, quando ero giovane ero molto più “avventuroso”, uscivo dagli schemi con la stessa facilità di bere un bicchiere d’acqua, non avevo convenzioni sociali.
    Una volta, per semplice scommessa, sono rimasto sveglio per 72 ore consecutive, ora non vedo il senso di quel comportamento; è vero che avevo 15 anni (ora 36) ma mi sembra proprio di essere un’altra persona.

    Ora, pur essendo paradossalmente più indipendente e più libero, mi sento maggiormente intrappolato da una routine che mi sono autoimposto.
    Non è pigrizia perchè, di punto in bianco, mi metto a fare dei lavori faticosissimi in casa anche se non necessari; non è nemmeno noia perchè sarei pieno di potenziali hobby che sto più o meno coltivando.
    Probabilmente sono cambiato quando ho iniziato a pensare che niente di quello che facciamo sia assolutamente necessario.

  2. Fai bene, tanto l’ombrello non ripara dalle tempeste! Non so se c’è un antidoto all’angoscia di vivere in tempi complicati… se mai ce ne siano stati di semplici, poi! L’unica e’ vivere al meglio che si può…

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